Al Senato Walter Basso con quei minatori italiani morti in Belgio

Scritto da il 22 Luglio 2025

Su iniziativa del Sottosegretario di Stato Patrizio Giacomo La Pietra e dell’on. Manuel Vescovi, Presidente dell’Associazione Culturale Stati Uniti d’Italia, si è tenuta nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica Italiana, la presentazione dei libri di Walter Basso “Carne da miniera” e “Gli angeli dai musi neri” di Walter Basso, l’ultimo dedicato alle donne dei minatori italiani  in Belgio nel secondo dopoguerra. A moderare la presentazione il cav. Massimo Quezel, presenti l’on Erik Pretto, il regista ed attore Ariel Vincenti, la professoressa Piccin, dell’Associazione “Marchigiani nel Mondo”. Una grande sorpresa la presenza poi del cantante Scialpi, che ha apprezzato molto la presentazione per il tema trattato e ha espresso la necessità di divulgarlo attraverso le scuole e le Istituzioni; lavoro che Basso porta avanti da tempo, ma si spera che la voce di un artista popolare possa essere un volano di interesse ancora maggiore.

Walter Basso e la storia dei minatori uomini e donne

Si tratta di uno dei primi libri interamente dedicato alle donne che dal ‘46 in poi sono state al fianco dei nostri minatori in Belgio dove morirono 1500 uomini in incidenti in miniera e negli anni successivi si registrarono circa 40.000 morti negli ospedali per la silicosi contratta in miniera dal ’46 al ‘63.

Dopo oltre dieci anni di studiricercheinterviste e viaggi, Walter Basso esce con “Gli angeli dei Musi Neri“, ma è già il suo quarto libro sull’argomento. Il primo fu “Carne da miniera“, poi “Fino all’ultimo respiro” e “I due volti della morte nera“, tutti dedicati dallo scrittore di Camposampiero alla generazione di italiani, compresi suo padre e suo zio materno, costretti tra il 1946 ed il 1963 ad emigrare per lavorare nelle miniere belghe, in condizioni umilianti e spesso disumane, con conseguenze devastanti per la propria vita e salute.

Un occhio particolare alle donne

Qui si parla di donne eroiche che hanno sofferto, pianto, ma anche sorriso e lottato per integrarsi, ma mai ringraziate da nessuna istituzione italiana. Per i loro sacrifici e la loro dignità e coraggio non esiste nessun  riconoscimento. Il  volume è diviso in tre parti: la prima dedicata dal fenomeno della “discriminazione di genere” di cui la donna è stata vittima da sempre.

Nella seconda si analizzano tutti i problemi incontrati con l’emigrazione (vita nelle baracche, solitudini, nuova cucina, pulizie diverse, lingua da imparare, cultura diversa, terrore per la pericolosità del lavoro degli uomini, la vedovanza per molte ecc.); la terza parte, infine, è formata dalle interviste in Vallonia e nel Limburgo (e in Italia) a famiglie che ricordano le vite delle loro madri o nonne. Tra le tante anche l’intervista a Rocco Granata il cantautore italo belga che ha scritto e cantato la canzone “Marina” una delle canzoni italiane più vendute al mondo.

Walter Basso e la sua ricostruzione

Basso è anche  volto conosciuto grazie ai suoi servizi televisivi nel programma “Striscia la Notizia“, in onda su Canale 5, da sempre insieme all’inviato padovano Moreno Morello. Il suo lato umoristico e sarcastico è quello più conosciuto, ha scritto molti libri dedicati alla lingua veneta, ma poi si è dedicato anche ad altri temi: da anni è ricercatore storico sul tema dell’emigrazione italiana del dopoguerra in Belgio. Molti i riconoscimenti e le menzioni per il suo lavoro da storico, tantissime le presentazioni dei suoi libri in Italia ed all’estero. Basso ha trascorso parte dell’infanzia in Belgio, dove sono morti  uno zio in una esplosione nella miniera, e anche il padre per la silicosi.  Basso è portavoce di molti italiani nel mondo tanto da essere stato richiesto anche in Argentina per una sua presentazione, la farà via Skype.

Walter Basso e quell’Italia distrutta

All’epoca per i primi italiani arrivati erano le baracche della seconda guerra mondiale le loro case. Solo più tardi i belgi concessero agli italiani delle casette con un giardinetto affinché rimanessero lì, perché pochissimi belgi volevano fare quel lavoro. L’Italia uscita dal secondo conflitto mondiale a pezzi. Accettò di mandare i suoi uomini dopo aver sottoscritto tra i due governi il famoso “Patto del carbone”. Braccia da lavoro in cambio del carbone necessario per la ricostruzione industriale. Certo i salari erano più alti che in Italia, ma alto era il rischio ogni giorno. Così come fu da subito complicata la vita delle loro famiglie, specie delle donne in difficoltà ad integrarsi in una società che non amava gli italiani al punto da negare loro un affitto,  anche un posto nella scuola.

 

Articolo di: Federica Carraro

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