Tre giorni. Tre donne. Lunedì, martedì e mercoledì tre donne ha dominato il palco del Mirano Summer Festival. Tre sold out con tre artiste che, ognuna a modo proprio, ha incantato il pubblico e fatto cantare e sognare tutte le persone arrivate da ogni parte della regione. Ha iniziato Noemi che ha portato a Mirano la prima data dell’atteso “Nostalgia Summer Tour”. Voce e presenza scenica senza pari, Noemi, ormai matura e alla pari delle più grandi artiste internazionali, ha compiuto un viaggio musicale tra i suoi brani più celebri e alcune cover rivisitate.
Martedì è stata la volta di Fiorella Mannoia, una delle interpreti più amate e raffinate della musica italiana, con una carriera che attraversa oltre cinque decenni. Dotata di una voce inconfondibile e di un’intensa capacità espressiva, ha saputo trasformare ogni canzone in un racconto emozionale, interpretando con eleganza e profondità alcuni dei più grandi autori della canzone d’autore italiana. Ha chiuso mercoledì l’intramontabile Cristina D’Avena che ha riportato il pubblico all’infanzia cantando alcune delle sue oltre settecento canzoni dei cartoni animati. Quarant’anni di successi e di esperienza davanti a una platea composta da persone di tutte le età.
La prima delle tre donne: Noemi

Noemi si è esibita sul palco con i suoi brani più famosi tra cui “Sono solo parole” oppure “Glicine”, intrattenendo il pubblico con la sua voce calda. La cantante romana, poi, ha presentato anche alcune tracce del suo ultimo album intitolato “Nostalgia” pubblicato lo scorso 28 febbraio. Per l’occasione Noemi ha scelto di indossare un abito lungo, i capelli rossi sciolti sulle spalle. Ad accompagnarla sul palco, una band di altissimo livello che ha sprigionato sonorità raffinate e coinvolgenti, valorizzate da un allestimento scenico curato nei minimi dettagli.




Durante la serata, Paolo Favaretto, presidente dell’Associazione Volare 4.0 e patron del Mirano Summer Festival, ha consegnato a Noemi un premio di partecipazione, accolto con emozione dalla cantante. Dal palco, l’artista ha anche voluto promuovere la Fondazione Una Nessuna Centomila, di cui è attiva sostenitrice, in perfetta sintonia con lo spirito solidale del festival che, quest’anno, devolverà l’intero ricavato degli ingressi a favore della Città della Speranza. Ospite della serata successiva Fiorella Mannoia, presidente onoraria di Una Nessuna Centomila.
La seconda delle tre donne: Fiorella Mannoia
Accompagnata dall’Orchestra Sinfonica Saverio Mercadante di Altamura diretta dal M° Rocco De Bernardis, la straordinaria e potente voce di Fiorella incontra gli arrangiamenti orchestrali dei suoi più grandi successi sotto i cieli stellati delle più importanti arene estive di tutta Italia. Dal palco del Mirano Summer Festival, Fiorella Mannoia lancia un messaggio chiaro sulle note della celebre “Quello che le donne non dicono”: «Insegnate ai vostri figli che il rifiuto di una donna non è un insulto alla virilità e quando una donna dice no, in qualsiasi condizione si trovi, è no».





La disobbediente Fiorella incanta Mirano, standing ovation al suo «Palestina libera». Un viaggio nella canzone italiana guidato dalla voce inconfondibile di un’artista coraggiosa: «Ci sono canzoni per i piedi che fanno ballare, canzoni per il cuore che fanno innamorare e canzoni per la testa che fanno pensare». Lo sa bene Fiorella Mannoia, che per la ripartenza del tour estivo le ha messe tutte insieme.
Mannoia e il significato delle canzoni




Con una netta prevalenza delle ultime, le canzoni che fanno pensare, e sempre con particolare attenzione alle parole perché, confida, «ho bisogno di un testo che mi emozioni per riuscire a emozionare gli altri». A emozionare ci è riuscita in pieno, come fa da oltre quarant’anni. Si torna proprio a quarant’anni fa con la prima canzone del concerto, la “Caffè nero bollente” che le è valsa un undicesimo posto al Festival di Sanremo del 1981.
Per poi entrare nel vivo con “Combattente”, dove il messaggio inizia a delinearsi: «È una regola che vale in tutto l’universo, chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso», canta. Il concerto è un viaggio non soltanto tra i brani migliori del suo repertorio da interprete, ma soprattutto tra le battaglie che ha deciso di combattere in prima linea. Quella contro la violenza sulle donne, quella contro l’orrore di Gaza: l’arma è sempre la parola. «Con la fondazione “Una, nessuna, centomila” in questi anni abbiamo raccolto oltre tre milioni di euro per i centri antiviolenza», racconta, «è la prima volta che una causa sociale ha tanto successo».
Le canzoni che fanno pensare



E dedica “Nessuna conseguenza” alle donne che «ce l’hanno fatta». Poi è la volta di “Quello che le donne non dicono”. Brani vecchi e nuovi si alternano. Con “In viaggio”, con cui Fiorella da interprete diventa pure cantautrice («anche se rimango principalmente un’interprete, e lo rivendico», tiene a precisare), la platea si commuove. Ci sono tutte le raccomandazioni di una madre a un figlio che parte o è costretto a partire: «Ricorda che l’umiltà apre tutte le porte e che la conoscenza ti renderà più forte», è solo una delle tante. Tanti gli aneddoti.
Tra le tre donne la più ribelle
Quella volta che l’amico Francesco De Gregori l’ha chiamata annunciando di aver scritto per lei una canzone, “Giovanna d’Arco”, che considera «una delle più belle degli ultimi trent’anni». O quella volta, tanti anni fa, che ha vinto un concorso televisivo in cui erano solo donne: «Un segno premonitore», ride. Poi è il momento di “Besame mucho” e “Quizás, quizás, quizás”. Non mancano altri grandi successi, come i sanremesi “Che sia benedetta” e “Mariposa”. Fino a “Il cielo d’Irlanda”. In un’epoca in cui all’artista va bene tutto purché sia record e sia sold out, Fiorella ci ricorda un concetto fuori moda: non va sempre tutto bene, esporsi può avere un prezzo, ma ci sono cause per cui vale davvero la pena.


«Solo verso la nostra coscienza abbiamo il dovere di obbedire», rammenta, «e se la nostra coscienza ci dice che qualcosa non è giusto, disobbedire non è più soltanto un diritto ma diventa anche un dovere». Non a caso per congedarsi sceglie di intonare a cappella “Il disertore” di Boris Vian. E alla fine aggiunge un suo appello con un equivicobile «Palestina libera». Chapeau.
L’ultima (ma non per importanza) delle tre donne: Cristina D’Avena
Chiude il trittico delle tre donne la regina delle canzoni animati. Quarant’anni di scalate nelle classifiche per una cantante che ha esordito da bambina con il “Valzer del moscerino”. Da quel momento è solo un crescendo. Nel 1981 l’autrice Alessandra Valeri Manera sta cercando una voce per una sigla e l’Antoniano le fa il nome della D’Avena che incide così la sua prima canzone per un cartone animato: “Bambino Pinocchio”, scritta da Luciano Beretta e Augusto Martelli per la serie animata giapponese Pinocchio, trasmessa a partire dall’anno dopo su Canale 5. Dopo questa prima esperienza, viene chiamata ad interpretare altre sigle che vennero pubblicate su numerosi singoli e, successivamente, anche all’interno di album che complessivamente hanno venduto oltre 10 milioni di copie, in particolare grazie alle due serie Fivelandia.




Nel 1987 la D’Avena registra la versione in lingua francese della sigla italiana Lovely Sara (da lei interpretata pochi mesi prima), destinata ad accompagnare la messa in onda di Princesse Sarah, il primo cartone animato prodotto in Giappone a essere trasmesso su La Cinq. Pur continuando la sua attività di cantante per le reti Mediaset, dal 1998 Cristina D’Avena lavora come conduttrice in Rai, prima allo Zecchino d’Oro per tre anni fino al 2000 in qualità di co-conduttrice al fianco di Cino Tortorella e Milly Carlucci, e poi dall’autunno 1998 con Andrea Pezzi conduce il varietà del venerdì sera di Rai 2 Serenate, ideato da Fabio Fazio che inizialmente doveva esserne il conduttore.
La magia di tornare bambini


Nel 1999 e 2000 conduce su Rai 1 due edizioni di “Concerto di Primavera” “ad aprile e “Buon Natale a tutto il mondo” a dicembre. Nel dicembre 2002 la cantante festeggia vent’anni di carriera con la pubblicazione del doppio album “Greatest Hits”. Il nome e la carriera della D’Avena sono stati professionalmente e umanamente legati per oltre vent’anni in modo indissolubile a quello di Alessandra Valeri Manera, responsabile dei programmi per ragazzi del Gruppo Mediaset dal 1980 al 2001 e de facto talent scout e creatrice del personaggio “Cristina D’Avena”, da lei ricordata durante il concerto.
Non c’era un posto libero. Persone di tutte le età si sono accalcate sotto il palco per tornare almeno per un momento bambini. Tutti i brani dai “Puffi” a “Holly e Benji” fino a “Dragon ball” per chiudere con “Occhi di gatto”. Cristina D’Avena lancia un appello per la pace e lo fa attraverso le sue canzoni. Non solo un appello ai bambini ma anche per i genitori. D’Avena si dimostra un “evergreen” e annuncia il tour con i Gem Boy. Non c’è canzone che non sia stata cantata e urlata dalla platea di tutte le età con bambini che su “Dragon Ball” imitavano il personaggio.







Un successo che dura da quarant’anni
Un grande successo per una cantante che, per festeggiare l’anniversario della sua carriera ha pubblicato un doppio cd con i più famosi cantanti d’Italia, da J-ax a Nek, da Max Pezzali a Elio e le storie tese, passando per Loredana Bertè e Baby K. Tutti vogliono cantare Cristina. Non è solo un tuffo nel passato ma anche un modo per ricordare la purezza e l’ingenuità dell’essere piccoli. Non avrebbe vinto dischi d’oro e di platino se un motivo non ci fosse. O no? Comunque onore alla grande Cristina D’Avena.
Poteva mancare un’allusione alla Nazionale? Ovvio che no. Tanto che Cristina si carica sulle spalle la responsabiltià di aver fatto esonerare Spalletti per non aver chiamato in Nazionale Holly e Benji!
E per chiudere non poteva mancare “Occhi di gatto”, versione rimasterizzata grazie alla collaborazione di Loredana Bertè. Insomma, ogni tanto tornare indietro nel tempo non fa male. Cara Cristina, “Go back in time”.
Credits: Foto e video di Noemi gentilmente offerti da Mirano Summer Festival
Articolo di: Cesare Renzi