“Botanikum”: a Padova la camera delle meraviglie di Lucia Pescador

Scritto da il 22 Luglio 2025

A Palazzo Zuckermann, nel centro di Padova, giusto in faccia agli Eremitani, fino a metà settembre: qui è ospitata Botanikum, la prima mostra dell’artista Lucia Pescador in un’istituzione pubblica italiana. Mi ci reco in pellegrinaggio, spesso: sta tutta in una grande sala, le pareti fitte di fogli volanti, tenuti su con gli spilli, in un horror vacui che ricorda quello del suo affascinante appartamento milanese. Una camera delle meraviglie, tutta dedicata al rapporto con la natura; racconti di foglie, fiori, frutti, legni e funghi. Circa cinquecento opere, in prevalenza disegni su carta, acetati, fotografie, collages, create appositamente per questo spazio magico.

È il posto giusto

All’Orto Botanico di Padova, l’Università conserva gli emozionanti erbari di Filippo de Pisis; qui vicino – al MNU (Museo della Natura e dell’Uomo), che raccoglie in un’unica struttura le collezioni scientifiche dell’Ateneo patavino – ci si può immergere nella sacralità della Sala delle Palme, con i suoi giganteschi fossili botanici.

L’artista di Botanikum

Lucia Pescador è artista possente, per intuizione e competenza creativa. Nonostante l’apparente disordine, i suoi allestimenti sono calibrati, sanno percepire il necessario. E questa mostra lo è: coniuga lacerti lontani, di erbari medioevali, ai libri fotografici essenziali di Karl Blossfeld; ci accompagna per boschi reali e giardini immaginifici, con la stessa puntigliosa precisione da archivista.

Classe 1943, con l’esperienza di una lunga carriera, la sensibilità di una docente che conosce la passione giovanile e la sa far emergere, e la meraviglia di uno stupore ritrovato ad ogni nuova impresa, l’artista Pescador coincide alla perfezione con il suo sorriso: si è più volte definita «una che strappa. Strappo frammenti del passato – chiarisce – e li conservo come reliquie, per prolungare la loro storia». Originaria di Voghera, si è diplomata in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera con Guido Ballo. Per anni ha insegnato al Liceo Artistico Boccioni di Milano e ha iniziato la carriera artistica nel 1965.

Botanikum come un percorso

Un percorso affascinante, il suo: installazioni a parete, in una molteplicità di accostamenti, seguendo filoni e tematiche precise. Mai caotica nel caos delle sue acquisizioni bulimiche: «Se una cosa m’incuriosisce o m’interessa per qualche ragione, la raccolgo e la metto da parte, la disegno, la copio … – ammette sinceramente – soprattutto per avere memoria delle cose che mi circondano. Ecco, proprio la memoria è uno dei dati della vita che più mi attira, mi coinvolge, mi occupa».

Se n’era accorta già Lea Vergine, che la presentò in una personale al Refettorio delle Stelline a Milano: Lucia possiede un’inesauribile curiosità intellettuale ed è da sempre affascinata dagli oggetti del mondo perché, spiega, «portano in sé l’umanità di chi li ha creati e di chi li ha usati», così come dal potere immaginifico della memoria. La memoria della cultura, soprattutto quella del secolo appena trascorso, alta e bassa, per intenderci quella che va dai fumetti di Topolino alle opere di Kazimir Malevič, alla Pop Art.

Non solo Botanikum

Sarà per questo che, dagli anni Novanta, Pescador ha iniziato a comporre un suo personalissimo archivio (forse la sua opera più conosciuta), l’Inventario del Novecento con la mano sinistra, una raccolta d’immagini e catalogazioni sull’arte e la cultura del ventesimo secolo. L’inventario progredisce per temi, per lo più su vecchie carte riciclate, tutti disegnati con la mano sinistra (e l’artista non è mancina).

Se le si chiede ragione di questa fatica supplementare, Pescador risponde con estrema lucidità: «Copiare vuol dire anche ricostruire, e copiare con la mano sinistra è stato per me, ed è ancora, un modo per distaccarsi dall’imitazione, mirando alla sostanza, un’interpretazione personale». C’è di tutto, nell’Inventario, i Legni bluSuoni e semiVasi e alberiIl luogo della fata e gli Erbari.

Come un coro che racconta i tempi, in stratificazione, e si capisce guardando

Lucia disegna costantemente, e a Palazzo Zuckermann si percepisce subito, sopra qualcos’altro: pellicole, carta da musica, pagine di libro, registri, quaderni. Già quella è un’opera nell’opera. Da sempre, l’artista ha con la carta un legame speciale: vecchie lettere, conteggi, partiture per pianola meccanica, qualche volta poi intelate, a mantenere più livelli di matericità. L’interesse per la carta ne nasconde uno più profondo per il libro in sé, in particolare il libro d’artista. Le piacciono soprattutto, oltre a Maleviče alle avanguardie russe, quelli che definisce i portatori d’anima, personaggi come Baselitz, Kiefer, Richter, Beuys, gli autori capaci di trasmettere senso e memoria.

La passione per la botanica nasce invece dall’infanzia, quando con la nonna Lucia visitava serre e giardini (tanto da desiderare, in seguito, di iscriversi alla Scuola di Agraria, allora preclusa alle donne). Come scrive – nel raffinato catalogo che accompagna la mostra padovana – Claudia Zanfi, che ne è la curatrice: «in questo percorso visivo, che intreccia realtà e immaginazione, mette in relazione gli erbari storici con visioni artistiche contemporanee, creando un legame tra passato e presente, trova posto l’opera artistica di Lucia Pescador (…). Le opere dell’artista dedicate alla vegetazione riflettono sul bisogno umano di catalogare e comprendere il mondo naturale, confrontandosi con la fragilità e l’effimero della materia». Torna alla mente la compianta Pia Pera e la sua meditazione sui giardini, ci sarebbe voluta Lucia Pescador per renderli ancora più felicemente imperfetti.

Botanikum

Opere di Lucia Pescador

Palazzo Zuckermann, corso Garibaldi, 33, Padova

Fino al 15 settembre 2025

Orari: 10:00-19:00, chiuso i lunedì non festivi.

Ingresso libero

https://padovamusei.it

 

Articolo di: Francesca Brandes


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